La Via della Spada… Tai-A no Kai

(Scuola di Spada giapponese)

Giu
14

Trentennale

Posted by Taianokai on giugno 14, 2011

Trentennale (1981-2011)
A cura del Sempai

il Senpai                il Preside sine die

Quest’anno, 2011, l’Accademia Romana Kyudo, della quale ho fatto parte dagli inizi, con totale convinzione ed impegno per 25 anni, sino al 2006, celebra il trentennale della sua fondazione ad opera del Dr. Placido Procesi. Questo evento non mi lascia indifferente, ed anzi mi fa sentire totalmente coinvolto in esso, ovviamente con tutta la Compagnia della Spada Tai-A.

Per le ragioni già esposte in 11 Ottobre e in Waseikan, la Tai-A no Kai, che quest’anno compie il suo terzo anno di vita, è orgogliosa di celebrare anche e soprattutto il trentennale, posto che la SOSTANZA, la “stoffa” della  quale  sono “intessute” l’Accademia Romana Kyudo e la Tai-A no Kai è la MEDESIMA, costituita com’è dagli INSEGNAMENTI e dagli STRUMENTI che il Dr. Procesi ha generosamente affidato a tutti i Suoi allievi, rimasti uniti fino al 2006, ma poi, per scellerate vicissitudini, disintegratisi in tre Associazioni, compresa pertanto l’Accademia Romana Placido Procesi fondata (anche ad opera del sottoscritto) nel 2006. Dunque, senza alcun dubbio, È TALE SOSTANZA – Insegnamenti e Strumenti –   che FA LA SCUOLA, assolutamente oltre la FORMA, cioè il NOME di ciascuna Associazione.

È vero che, in via di principio, la FORMA È SOSTANZA (ciò che la Tradizione romana presenta come identità tra NOMEN e RES)  e quindi è ovvio come l’Accademia Romana Kyudo, con tale NOME, cioè con tale FORMA, sia indiscutibilmente il ricettacolo originario della SOSTANZA (ricettacolo “creato” nel momento stesso dell’imposizione del NOMEN da parte del Preside: “nominare” significa “creare” sempre secondo la Tradizione romana). Ma non è assiomatico che la SOSTANZA, essendo di natura spirituale, debba in ogni caso rimanere conchiusa soltanto nella “sua” FORMA.

Quindi, certamente l’Accademia Romana Kyudo è l’unica Scuola fondata dal Dr. Procesi, ma ciò riguarda la FORMA, al cui interno circola la SOSTANZA, che, per quanto osservato, può tracimare dalla FORMA. Come di fatto ha tracimato. Se la coppa (la FORMA) in cui è contenuto un ottimo vino (la SOSTANZA) viene malamente agitata e del vino fuoriesce raccogliendosi in altre coppe (in altre FORME), non per questo il vino rimasto diventa migliore di quello fuoriuscito. No: è il medesimo vino, la MEDESIMA SOSTANZA, la quale, è da precisare, comprende il MEDESIMO SPECCHIO che l’Accademia Romana Kyudo, l’Accademia Romana Placido Procesi e la Tai-A no Kai, ancora una volta al di là della FORMA adottata, vantano come Simbolo distintivo, e che secondo l’Insegnamento del Dr. Procesi «rappresenta il senso profondo della Pratica» (ragioni “legali” – sic! – han fatto sì che l’Accademia Romana Placido Procesi e la Tai-A no Kai, abbiano dovuto adottare ciascuna una FORMA di Specchio diversa da quella dell’Accademia Romana Kyudo. FORMA che, ancora una volta, non altera la SOSTANZA).

In fondo, la SOSTANZA è la TRADIZIONE, che secondo la definizione del Dr. Procesi è «la trasmissione dell’Idea di Perfezione e dei mezzi atti a realizzarla». E la trasmissione della SOSTANZA nei confronti di tutti è esattamente ciò che è avvenuto per 25 anni: chi può, dunque,  vantarne l’esclusiva personale? E quale delle tre coppe può dire: “il vino buono è soltanto quello che contengo io”? Di qui l’impossibilità – per ciascuna delle tre coppe – di estromettere qualcuno dalla partecipazione alla SOSTANZA per mezzo di atti burocratici su carta intestata (o, peggio ancora, a mezzo comunicazione verbale!) che, in quanto tali, restano una mera FORMALITÀ.

Prima di concludere, la coscienza m’impone di ammettere che tutte le celebrazioni che hanno avuto e avranno luogo nelle tre Associazioni recheranno per sempre il marchio di un conflitto disintegratore di gravità inaudita, il marchio di un FATTO (“contra factum non valet argumentum”) massimamente offensivo della memoria del Dr. Procesi, per di più perpetrato immediatamente dopo la Sua scomparsa; un FATTO negatore in radice delle tanto decantate Virtù cavalleresche di cui tutti ci siamo riempiti la bocca per un quarto di secolo ma che nel momento cruciale, nel quale avrebbero dovuto essere esercitate, si sono rivelate inesistenti. Un FATTO del quale nessuno degli allievi del Dr. Procesi, a partire dal sottoscritto, può sentirsi incolpevole, e che nessuna pietra posta sopra potrà mai relegare nell’oblio.