{"id":3752,"date":"2021-02-11T16:03:30","date_gmt":"2021-02-11T15:03:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.taianokai.org\/?p=3752"},"modified":"2021-02-11T16:03:34","modified_gmt":"2021-02-11T15:03:34","slug":"mono-no-aware","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.taianokai.org\/?p=3752","title":{"rendered":"Mono no aware"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-2.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"290\" height=\"178\" src=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3753\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h1 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\">\u7269\u306e\u54c0\u308c<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riteniamo che il praticante di Spada, anzi di Sciabola giapponese non possa esimersi dal prendere in considerazione il concetto estetico squisitamente nipponico del MONO NO AWARE, ovvero l\u2019AH DELLE COSE (si veda anche il capitolo successivo) onde compenetrarsene al meglio che pu\u00f2, lo I-AI essendone inseparabile. I brani citati sono consistenti poich\u00e9 l\u2019argomento \u2013 per niente facile \u2013 \u00e8 di capitale importanza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-3.png\"><img decoding=\"async\" width=\"62\" height=\"40\" src=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3754\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">da: vivereilmorire.eu<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sat\u014d Norikiyo, &nbsp;conosciuto col nome buddhista di SAIGY\u014c (1118-1190), poeta giapponese, prima samurai e poi monaco eremita, gi\u00e0 in giovane et\u00e0 arriv\u00f2 a ricoprire l\u2019importante ruolo di capitano delle guardie private dell\u2019imperatore Toba. Ma la sua brillante carriera di samurai dur\u00f2 non pi\u00f9 di cinque anni, quando il 15 ottobre 1140 decise di rinascere a monaco buddhista con il nuovo nome di Saigy\u014d. Questo nome significa \u201candare verso l\u2019Occidente\u201d, dove l\u2019Occidente per il buddhismo giapponese \u00e8 il simbolo della \u201cterra pura del Buddha\u201d, luogo in cui si compie l\u2019illuminazione. Saigy\u014d \u00e8 ricordato con due appellativi, il \u201cmonaco santo\u201d e il \u201cpoeta errante\u201d, perch\u00e9 per tutta la sua seconda vita altern\u00f2 i duri ritiri spirituali nella solitudine degli eremi con altrettanti faticosi pellegrinaggi per raggiungere le mete da lui ritenute sacre, come quella nell\u2019isola di Shikoku, quale luogo natale di K\u014db\u014d Daishi (774-835) che \u00e8 il fondatore della setta Shingon a cui lo stesso Saigy\u014d apparteneva.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-4.png\"><img decoding=\"async\" width=\"201\" height=\"299\" src=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3755\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">da: academia.eu\/Sabi e Mono no aware<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1168, all&#8217;et\u00e0 di cinquantun anni, Saigy\u014d part\u00ec in pellegrinaggio nello Shikoku, una delle quattro maggiori isole dell&#8217;arcipelago giapponese, per visitare i luoghi dove l&#8217;ex imperatore in ritiro Sutoku (1119-1164), in seguito ai disordini H\u014dgen, visse i rimanenti anni della sua vita in esilio e rendere omaggio a K\u016bkai (774- 835), fondatore della scuola Shingon. Prima della partenza, fece una visita notturna al santuario di Kamo, a Ky\u014dto, nel decimo giorno del decimo mese dell&#8217;anno 1168, come scrive nel kotobagaki(introduzione in prosa dei waka) della poesia n. 1181 del Sankash\u016b(Collezione dell\u2019eremo sul monte).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abCos\u00ec come ho sempre fatto, continuai ad andare al santuario di Kamo anche dopo essere diventato monaco. Ora, in et\u00e0 matura, fui in procinto di partire in pellegrinaggio per lo Shikoku, pensando che magari non sarei mai tornato. Cosi feci una visita notturna al santuario nel decimo giorno del decimo mese del 1168. Volli presentare una richiesta al tempio, ma poich\u00e9 indossavo le vesti da monaco e non potevo entrare dentro il santuario, chiesi che lo si presentasse in mia vece. La luna filtrava fievolmente tra gli alberi, cosicch\u00e9 l&#8217;atmosfera del posto sembrava ancor pi\u00f9 sacra del solito e mi commossi profondamente\u00bb.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essendo un monaco buddhista, a Saigy\u014d era interdetto l&#8217;ingresso al recinto sacro del <em>jinja<\/em>,&nbsp;il tempio shint\u014d, e chiede dunque che la sua offerta venga presentata al santuario. Qui, in attesa sulla soglia, la visione della luna fra gli alberi, il pensiero di partire per una m\u00e8ta tanto lontana quanto era lo Shikoku per la sua epoca, ma soprattutto per l&#8217;incertezza di non poter rivedere i luoghi della capitale a cui era legato, lo muovono profondamente in quello che chiama AWARE \u54c0\u308c.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra che la parola in origine fosse una semplice esclamazione di sorpresa, di improvviso turbamento. Il filologo Motoori Norinaga (1730-1801) osserva che in seguito tale esclamazione di sorpresa si cominci\u00f2 a scrivere con il carattere cinese \u54c0, che ha accezione di \u201ctriste\u201d, \u201cdoloroso\u201d. Soltanto per\u00f2 nel periodo Heian l&#8217;AWARE diverr\u00e0 criterio estetico, fino addirittura a diventare estetica in s\u00e9 e per s\u00e9, non solo nella letteratura, ma anche nella vita di corte. Nel Genji Monogatari (Storia del principe Genji)&nbsp;nel capitolo Maboroshi (Il maestro di illusioni), il principe Genji, dopo la morte prematura e inaspettata della moglie, la Dama di Murasaki, cadr\u00e0 in uno stato di profonda solitudine e malinconia, e arriva ad un&#8217;importante considerazione: la vita \u00e8 transitoria, fugace e il mondo in cui viviamo e \u201cfluttuante\u201d (UKIYO), termine di cui anche Saigy\u014d fa uso spesso e volentieri nelle sue liriche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il MONO NO AWARE<em> <\/em>\u00e8 vissuto profondamente dalla nobilt\u00e0 del Giappone classico, esso, infatti, era interpretato anche come stato lirico, oltre che atteggiamento estetico. Il letterato, possedendo un animo nobile e dunque sensibile, era il solo in grado di percepire il MONO NO AWARE<em> <\/em>che la natura, le cose, il mondo e addirittura l\u2019amore stesso trasmettevano. L\u2019AWARE \u00e8 la voce con cui i fenomeni comunicano con l\u2019animo umano capace di recepirlo, messaggi comunicati in un\u2019arcana lingua sconosciuta. Molti studiosi convengono che la diffusione e il conseguente successo dell\u2019AWARE<em> <\/em>come estetica in epoca Heian (794-1185) non sia casuale. \u00c8 utile per\u00f2 uscire dalle tranquille e lussuose sale del palazzo imperiale dove la corte e i suoi letterati vivevano struggendosi per vedere la situazione del paese al di fuori del contesto della corte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel nono secolo, K\u016bkai fond\u00f2 la scuola chiamata Shingon, in cinese Zh\u0113nyan, nota in Occidente come Buddhismogiapponese esoterico o tantrico. Poco prima, nell\u2019ottavo secolo, il monaco cinese Jianzh\u0113n (688-763), conosciuto in Giappone come Ganjin, port\u00f2 nell\u2019arcipelago gli insegnamenti della scuola Ti\u0101ntai; in seguito il monaco Saich\u014d (767-822), tornato dalla Cina nel 805, fond\u00f2 la scuola Tendai, ramo giapponese del Tiantai cinese. La fioritura del Buddhismo va vista anche in chiave antropologica, soprattutto per comprendere cosa lega gli avvenimenti appena descritti con il successo dell&#8217;estetica del MONO NO AWARE, bisogna per\u00f2 considerare anche il quadro religioso del Giappone prima dell&#8217;avvento del Buddhismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Shint\u014d, la religione autoctona del Giappone, \u00e8 una complessa forma di animismo che, possedendo una mitologia definita, lo avvicina di pi\u00f9 ad un politeismo con tratti sciamanici. Il culto non ebbe nome fintanto che il Buddhismo non arriv\u00f2 nell&#8217;arcipelago e la nomenclatura non fu il solo problema che dovette affrontare con la nuova fede religiosa. Profondamente diverse fra di loro, vi fu una vera e propria disputa in campo ideologico fra le due e non solo, basti pensare che ai monaci buddhisti era proibito entrare nell&#8217;area sacra dei santuari shint\u014d. Fu proprio K\u016bkai a \u201crisolvere\u201d l&#8217;annosa diatriba, inglobando, con la cosiddetta teoria del <em>honji suijaku<\/em>,lo Shint\u014d e i suoi innumerevoli <em>kami <\/em>(divinit\u00e0) nell&#8217;universo buddhista. Secondo la suddetta teoria, i <em>kami<\/em>, originariamente le personificazioni degli elementi naturali in senso molto lato fino ad includere gli spiriti degli antenati, altro non erano che le manifestazioni (<em>suijaku<\/em>) delle forme originarie (<em>honji<\/em>) dei buddha e dei <em>bodhisattva<\/em>, connettendo le due confessioni religiose e creando quell&#8217;unica e poliedrica realt\u00e0 quale \u00e8 la spiritualit\u00e0 giapponese. Questo connubio durer\u00e0 fino al diciannovesimo secolo, quando la Restaurazione Meiji (1866-1899) impose lo Shint\u014d come culto di Stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Importante per il discorso \u00e8 l&#8217;interpretazione dell&#8217;esistenza. Difatti lo Shint\u014d non poneva problemi di natura ontologica all&#8217;adepto, si prenda ad esempio la morte: essa e soltanto un passaggio, poich\u00e9 l&#8217;animo umano, proprio come i <em>kami<\/em>, \u00e8 considerato immortale e non vi era nulla di concettualmente diverso da questo livello di esistenza, se non quella dei <em>kami <\/em>stessi, ritenuta superiore. Il Buddhismo introdusse la speculazione sulla natura transitoria e impermanente dei fenomeni, inclusa l&#8217;esistenza umana. L&#8217;introduzione di simili pensieri in un contesto, come quello del Giappone antico, in cui non fu mai messo in discussione il mondo fenomenico ne tanto meno si concep\u00ec mai l&#8217;esistenza di un qualcosa al di fuori dell&#8217;esistenza stessa, come pu\u00f2 esserlo il nirvana, mise in crisi la fede shint\u014d e gett\u00f2 in uno stato di turbamento non indifferente coloro che recepivano la dottrina buddhista. L\u2019AWARE<em> <\/em>e l\u2019estetica ad esso connessa sono la risposta sintomatica alla concezione buddhista dell\u2019impermanenza e della transitoriet\u00e0, le cui implicazioni non furono del tutto accettate, sia dal punto di vista religioso che per le conseguenze che ci\u00f2 ebbe sulla societ\u00e0, sulla cultura, sulla politica e non di meno sulla vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"166\" height=\"166\" src=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3756\" srcset=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-5.png 166w, http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-5-150x150.png 150w, http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-5-90x90.png 90w\" sizes=\"(max-width: 166px) 100vw, 166px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Da: studiare giapponese.com\/2017<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>MONO NO AWARE<\/em>&nbsp;\u00e8 un\u2019espressione nata dalla critica letteraria per indicare un concetto che affiora spesso, da mille anni a questa parte, nella letteratura giapponese (prosa e poesia) cos\u00ec come al cinema (dai film in bianco e nero agli anime di ultima generazione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto in questione \u00e8 quello di una partecipazione emotiva di fronte a determinate scene che ci ricordano la caducit\u00e0 delle cose, come tutto sia destinato a passare, morire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si avvicina molto all\u2019idea espressa da Virgilio nell\u2019Eneide e sintetizzata nell\u2019espressione \u201clacrimae rerum\u201d (lacrime del\/per le cose), che Virgilio fa usare ad Enea quando questi capisce d\u2019essere al sicuro perch\u00e9 si rende conto di essere tra persone che si commuovono di fronte all\u2019impermanenza delle cose, alla fragilit\u00e0 della vita umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque sebbene quello di \u201cMONO NO AWARE\u201d non sia un concetto del tutto nuovo, n\u00e9 solo giapponese,&nbsp;<em>racchiude qualcosa in pi\u00f9<\/em>&nbsp;del \u201clacrimae rerum\u201d di Virgilio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di \u201ccommuoversi al pensiero della fine\u201d, di fronte alla morte, sarebbe riduttivo. Va detto per esempio che \u201ccommozione\u201d \u00e8 forse un termine eccessivo, perch\u00e9 l\u2019idea dietro l\u2019espressione MONO NO AWARE molto spesso porta con s\u00e9 una serena rassegnazione. C\u2019\u00e8 commozione mentre il personaggio contempla la scena (o lo spettatore ammira l\u2019opera), ma senza pianto, senza tragedia; gli si unisce invece un\u2019idea (per quanto vaga) che richiama la meraviglia di fronte alle cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MONO NO AWARE indica ad esempio l\u2019incanto che un bel tramonto porta con s\u00e9, significa <strong>percepirne la bellezza, con la consapevolezza, per\u00f2, che qualcosa di cos\u00ec bello \u00e8 irripetibile ed avr\u00e0 presto una fine.&nbsp;<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, nell\u2019ammirazione e nella quieta commozione che la scena suscita si annida anche un sereno disincanto, privo sia d\u2019amarezza che di trasporto, una chiara visione del mondo nella sua ineluttabilit\u00e0 e caducit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La filosofia espressa con le paroleMONO NO AWAREunisce cos\u00ec incanto e disincanto<strong>;&nbsp;<\/strong><\/em><strong>\u00e8 uno sguardo calmo sulla fine e sull\u2019oblio oltre il velo della bellezza e del sentimento<em>.<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo per\u00f2 a distinguere tra la \u201cfilosofia\u201d e l\u2019espressione in s\u00e9:&nbsp;<em>\u201cMONO NO AWARE vuol dire tutto ci\u00f2?<\/em>&nbsp;No. Da un punto di vista etimologico la traduzione di questa espressione potrebbe essere&nbsp;<em>\u201cla commozione (o lo stupore) di fronte alle cose\u201d<\/em>, mentre&nbsp;la sua traduzione letterale rischia di essere ancor pi\u00f9 deludente purtroppo, quasi banale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AWARE \u00e8 una parola di origine giapponese che, in tempi relativamente recenti, si \u00e8 iniziato a scrivere \u3042\u308f\u308c ma che in origine era \u3042\u306f\u308c AHARE(molti suoni \u201cha\u201d nel giapponese sono divenuti \u201cwa\u201d con il tempo \u2026 \u00e8 successo lo stesso con il famoso termine \u201ckawaii\u201d). \u3042\u306f\u308c AHARE deriva invece da \u3042\u306f AHA seguita da un suffisso (\u308c RE) che non ne altera il senso. E cosa significa AHA? Pi\u00f9 o meno quel che significa il nostro \u201coooh\u201d! In origine era un\u2019esclamazione usata per esprimere un intenso sentimento, proveniente dal profondo del cuore, un sentimento che poteva essere di gioia, stupore, ammirazione \u2026 ma anche di tristezza e di dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era ancora questo il significato di AWARE quando venne usato a corte da Sei Shounagon oltre mille anni fa nel suo Makura no Soushi (commenti sul cuscino), quando fu usato nel suo Genji Monogatari da Murasaki Shikibu (che in termini pi\u00f9 moderni dovremmo chiamare \u201cLady Violet\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma i sentimenti che sfuggono come un sospiro all\u2019autore non erano appannaggio femminile: AWARE \u00e8 usato anche dal guerriero, monaco e poeta, Saigy\u014d, quando, sul finire dell\u2019epoca Heian, durante un viaggio si commuove di fronte allo spettacolo della luna e pensa a come guardare la luna e dire \u201cAWARE\u201d sotto il cielo della capitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il Medioevo giapponese (1185-1573) il significato di AWARE per\u00f2 cambi\u00f2, o meglio, \u201csi ridusse\u201d, perdendo, in un certo qual modo, un po\u2019 del suo fascino. Si inizi\u00f2 ad usare l\u2019espressione \u3042\u3063\u3071\u308c APPARE, ottenuta sonorizzando, cio\u00e8 \u201crafforzando\u201d, il suono della parola \u3042\u306f\u308c AHARE (d\u2019altronde H e P sono \u201cparenti stretti\u201d nella lingua giapponese). Rafforzandone il suono se ne \u201crafforz\u00f2 il senso\u201d e pare venne usata per indicare stupore, ammirazione (come oggigiorno) ma anche grande sorpresa, intensa tristezza e perfino per dare un senso di aspettativa o per aggiungere un tono di risolutezza \u2026 tutti significati che nella lingua moderna sono stati dimenticati o quasi. D\u2019altronde i kanji che gli sono stati attribuiti sono quelli di \u201cbel tempo\u201d (\u5929\u6674\u308c): come potrebbe avere significati negativi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u2019\u00e8 successo nel frattempo ad\u00a0AHARE? Anche lui ha ricevuto dei kanji che ne hanno meglio fissato il significato: oggigiorno si scrive \u54c0\u308c o \u6190\u308c, cio\u00e8 con i kanji che indicano un dolore ed un senso di piet\u00e0, compassione, rispettivamente. Nei casi in cui serve ad esprimere commozione si dovrebbe usare rigorosamente la scrittura in kana (caratteri fonetici, diversamente dai kanji sono privi di significato, come le nostre lettere). Dunque al giorno d\u2019oggi si scriver\u00e0 \u3042\u308f\u308c AWARE, ma era \u3042\u306f\u308c AHARE fino a non molto tempo fa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-6.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"287\" height=\"287\" src=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-6.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3757\" srcset=\"http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-6.png 287w, http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-6-150x150.png 150w, http:\/\/www.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/immagine-6-90x90.png 90w\" sizes=\"(max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u7269\u306e\u54c0\u308c Riteniamo che il praticante di Spada, anzi di Sciabola giapponese non possa esimersi dal prendere in considerazione il concetto estetico squisitamente nipponico del MONO NO AWARE, ovvero l\u2019AH DELLE COSE (si veda anche il capitolo successivo) onde compenetrarsene al <a href=\"http:\/\/www.taianokai.org\/?p=3752\"> Read more&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-3752","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-bun"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9PV34-Yw","jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3752","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3752"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3752\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3758,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3752\/revisions\/3758"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.taianokai.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}