Chung yung

Chung yung (chū yō in giapponese): l’Asse che non vacilla

«Disse il Maestro Ch’eng, il filosofo:

La parola chung significa “quello che non si sposta né da una parte né dall’altra”. La parola yung significa “invariabile”. Quel che sta proprio nel centro è il processo giusto dell’universo, e quel che non vacilla ne è il principio placido, il suo modo di proseguire calmo e pacato».

Confucio, L’asse che non vacilla, Studio Integrale, a cura di Ezra Pound

Grazie a questo testo confuciano abbiamo potuto consolidare (e continuiamo a consolidare) la consapevolezza della COLONNA VERTEBRALE DIRITTA in ordine alla postura corretta e vigorosa (shisei). Le parole “asse che non vacilla”, o anche “invariabile mezzo”, sono impresse a fuoco nella nostra mente, cosicché hanno contribuito in maniera davvero pressante all’esercizio tanto del Mokuso quanto del Kata (ma poi anche in ogni momento della giornata). E, del resto, nel nostro Dojo il riferimento alla VERTICALITÀ è ribadito ad ogni lezione.

L’asse che non vacilla è l’asse zenit-nadir che non ci abbandona mai in qualunque luogo ci troviamo o ci spostiamo, e comprende il BARICENTRO (jushin) indispensabille alla retta Immobilità (Mokuso) e al retto Movimento (Kata): baricentro che va dal centro della calotta cranica al  Campo del Tan  (Tanden), o Campo Rosso, ove risiede la fonte del Ki trasformante.

TAN

«La forma antica di questo carattere cinese rappresenta il cinabro (o mercurio rosso solfureo o argilla rossa) nel fornello dell’alchimista, mentre un’altra forma arcaica evoca la trasformazione dell’uomo attraverso l’uso del cinabro».

Mircea Eliade, Forgerons et alchimistes

«L’ideogramma 丹 Dān rappresenta un pozzo con al suo interno il minerale prezioso, secondo l’alchimia cinese “il Cinabro”. Il pozzo, implica il luogo astratto e profondo in cui si trova la sua preziosa sorgente».

kidshoubo.it/2017

Dalla verticalità OSSEA (della colonna vertebrale e quindi dell’intero scheletro) dipende quella corporea, e da questa quella psichica, ciò conducendo, o ri-conducendo, alla verticalità spirituale. Qui verticalità valendo EQUILIBRIO e CONTEMPLAZIONE, donde, a rigore, nascono il pensiero e l’azione secondo lo I-AI: presenza e adeguamento. È l’utilizzo del corpo, a PARTIRE DALLE OSSA, che permette di realizzare l’equilibrio fisico-psichico-spirituale. Si tratta pertanto di un processo ab extra ad intra, ovvero una Re-ductio ad Unum, o, ancora, un Pellegrinaggio interiore dalla Circonferenza al Centro. Come dire che l’Idea di Perfezione, trasmessa in modo psichico-spirituale, per essere realizzata integralmente, quindi anche nel corpo, necessita dei mezzi atti, i quali, riguardo al Budō, sono per noi il Mokuso e la Spada, esigenti appunto l’esercizio del corpo (a partire dalle ossa).

L’asse che non vacilla o invariabile mezzo è quindi triadico come l’uomo: corporeo, animico e spirituale.

L’asse che non vacilla o invariabile mezzo (chung jung – chū yō) evoca:

Wang – Re

In giapponese Ō.

Nel libro “Shuowen”, compilato da Xu Shen durante la Dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), viene analizzata la struttura dei caratteri cinesi.

L’ideogramma Wang è così strutturato:

le tre linee parallele indicano il Cielo, l’Uomo e la Terra; esse sono collegate da una linea verticale, che indica “comunione”, “unione”.

Il Re è quindi raffigurato nell’essenza della sua missione:

è colui che unisce il Cielo con la Terra.

GEI 芸

[In Giappone]L’ideale della Via è la concezione morale ed estetica fondamentale che caratterizza l’epoca tra la fine del XII secolo e la fine del XVI secolo: esso dà forma alle espressioni culturali, artistiche e sociali di quel periodo. Esso racchiude non solo le Vie vere e proprie (suffisso do), ma anche altre espressioni artistiche come la pittura, l’architettura o la scultura. Tuttavia nei vari campi, la nascita di una vera e propria Via avvenne in tempi diversi. La sua nascita è in stretta relazione con la parola gei, ovvero un’attività creativa basata sull’abilità, sullo studio e sull’esperienza.La Via quindi è un’adesione a un percorso prestabilito del perfezionamento dell’arte attraverso il fondamentale rapporto maestro-allievo. Dal perfezionamento della performance si giunge a un perfezionamento spirituale e questo avviene in modo spontaneo, poiché l’azione esteriore si rispecchia inevitabilmente nell’interiorità. Quindi l’arte ha il seme nel cuore dell’uomo e solo un cuore purificato può creare bellezza.

Aldo Tollini, L’ideale della Via.

“Solo un cuore purificato piò creare bellezza”: risuonano qui le parole del Maestro: «le beau geste!».