Iai no kokoro

1 – Esponiamo qui una nostra piccola considerazione sullo spirito dello Iai (Iai no kokoro),  che proviene da uno studio teorico e pratico (bun-bu) nel quale abbiamo profuso per molti anni, e tuttora profondiamo, il nostro sincero, corale impegno.

2 – Precisamente, abbiamo studiato tsuki no kokoro (o zanshin)  susseguente al colpo finale, kirioroshi o tsuki.

3 – Secondo la nostra impressione, immediatamente dopo il finale kirioroshi o tsuki e tsuki no kokoro si apre un importante intervallo vuoto (senushima*) che conclude la prima fase del kata nella quale, con volontà e determinazione (kiryoku), è stata applicata l’energia dirompente del combattimento (tatakau ki). Il medesimo intervallo  introduce la seconda fase del kata che inizia con la compassione (nasake/jin) nei confronti dell’avversario abbattuto.

* Ci affascina molto l’insegnamento di Zeami, secondo il quale proprio nell’arricchire senushima, parola da lui stesso creata, c’è la vera bellezza. Così insegna riguardo a senushima Ide Katsuhico sensei: «il momento immobile di intervallo tra due azioni (in cui) c’è la vera bellezza […] un momento immobile ma pieno di tensione con tutta l’anima durante la recitazione».

4 – Ispirati da una bellissima poesia di Iai sul kata Iwanami 岩波 del Musō Shinden-ryū, che recita:

Yuku fune no

Kaji torinaosu

Ma mo nakiwa

Iwao no nami no

Tsuyoku atareba

Non c’è tempo

Di cambiare la rotta della nave

Se l’onda di pietra

La colpisce con forza

noi paragoniamo la prima parte del kata, nella quale è applicata la continuità di spirito e tecnica (ki no en e waza no en) secondo l’insegnamento di Yamazaki Takashige sensei, all’impatto delle onde sugli scogli, e ciò senza dimenticare gli insegnamenti di Ide Katsuhico sensei: «Ci si siede come su un sottile strato di ghiaccio, facendo attenzione a non romperlo» e «Impugnate la katana come si prende per mano un bambino: con delicatezza e sicurezza»; di Ogura Noboru sensei: «affidate la vostra vita alla prima estrazione, è la più importante», e di Ōno Kumao sensei: «Una volta che la mano ha afferrato l’impugnatura, l’azione dell’estrazione è simile a una sorgente d’acqua che sgorgando dalla roccia avanza verso valle, scorre e poi diventa fiume e termina alla fine in una cascata impetuosa».

5 – L’intervallo (senushima) in tsuki no kokoro (zanshin), introduce alla seconda parte del kata: le onde si ritirano dagli scogli e il mare ritorna calmo.

6 – A questo punto l’energia-volontà (kiryoku) necessarie nella prima parte del kata, diminuiscono di veemenza, e nella permanenza di tsuki no kokoro(zanshin) si eseguono chiburi e noto.

7 – A proposito del chiburi, Nakayama Hakudo sensei dice: «Il periodo tra chiburi e noto è molto importante perché è una manifestazione del zanshinnei kata». A proposito del noto Nakamura Taizaburo sensei rileva che nello iai moderno esso viene compiuto rapidamente per null’altro scopo che quello di dimostrare la propria abilità. In realtà, egli dice, «il reinserimento della spada nel fodero, com’era eseguito dal guerriero, era un’azione piuttosto lenta e molto attenta, nella quale l’elemento preminente era lo zanshin (“attenzione che rimane”); dominio ininterrotto sull’avversario, caratterizzato dalla continua e completa concentrazione, manifestato sia attraverso l’attitudine mentale che la posizione fisica».

Troviamo conferma di ciò in Iwata Norikazu sensei: «Questo è il motivo per cui il movimento/le azioni sono condotte silenziosamente e con grazia: ad esempio, quando si esegue l’azione di Noto, nel momento in cui il Kissaki entra in contatto con il Koikuchi, la lama sembra fermarsi. Questo perché una continuazione dell’azione Noto deve essere Zanshin. Ultimamente ho visto molte persone eseguire Noto troppo velocemente e senza preoccupazioni. Potrebbero ritenere che più veloce sia meglio. Mi sento piuttosto triste per questo. Non riesco a vedere nessuno Zanshin o spirito nelle forme che sono fatte velocemente dalle persone. Se in realtà ci fosse un avversario di fronte a loro, avrebbero sicuramente dovuto muoversi con più cura».

8 – L’estrema importanza del noto è illustrata anche da Ide Katsuhico sensei con un insegnamento rivelante una grande profondità: «Il notoè un risucchio, un assorbire il mondo», ciò significando, almeno così ci sembra, un ritorno alla purezza del vuoto (kū ), ovvero alla chiarezza  cristallina dello specchio (meikyo shisui), qui lo Iai rivelando un fondamentale legame con lo Shinto.

Il suono del vento,

attraverso il bambù,

quand’è passato,

la voce tace.

Il riflesso delle oche selvatiche

che sorvolano le acque gelide,

quando sono passate,

il riflesso svanisce.

Da Aforismi sulla radice degli ortaggi di Hong Zicheng (XVII secolo)

9 – Una simile, affascinante  idea del vuoto (Kū)  susseguente a tsuki no kokoro (zanshin) la ritroviamo anche nell’insegnamento di Ōno Kumao sensei: «Dopo, nessuna onda, nessun suono. La sensazione deve essere come di un profondo abisso, ricolmo e immoto sin dalla notte dei tempi».

10 – In effetti, Kū  deve costituire il motivo fondamentale della Via (e della Vita) se Musashi così ne dice concludendo il Libro del Vuoto (Kū no Maki ): «Il vostro giudizio sia sereno e distaccato. Il kū sarà la vostra via e la vostra via sarà kū. Il bene è nel kū, esso non conosce il male. Dov’è la saggezza, la ragione, la Via: li c’è kū».Troviamo un simile, profondo insegnamento in Hagakure II, 31: «Il nostro corpo riceve la vita dal profondo del nulla».

11 – Notiamo come alla conclusione della seconda fase del kata ben si attagli quanto poeticamente dice  ancora Ide sensei in accordo con Kumao sensei: «Sunda ki, molto simile allo zanshin, maestoso, come un lago calmo, raccoglimento dopo l’azione … un lago in cui la mattina si riflettono i primi raggi di sole, è la preparazione al chiburi, le acque si calmano e poi si fa chiburi».     

12 – Forse, Kū  e Mu possono far pensare al fodero (saya) nel quale la spada, simbolo della Grande Virtù (Dai Toku) è inguainata e “nascosta”. Ovvero: Cielo e Terra sono uniti nel fodero. Ma poi, con l’apertura del koiguchi e con l’estrazione (batto), Cielo e Terra prendono forma e, con essi, anche l’avversario (teki), di cui, grazie alla percezione dell’atmosfera intorno (kehai/miru no kokoro), si percepisce l’intenzione di aggredire (sakki ) di uno o più avversari.

13 – Notiamo ancora come, a nostro parere, le mani abbiano una grande importanza poiché il loro unirsi e separarsi simboleggiano l’unirsi e separarsi del Cielo e della Terra, o del Sole della Luna:  l’attimo prima dell’estrazione (batto) e l’attimo dopo il rinfodero (noto) indica la medesima situazione ideale, cioè quella delle mani unite (gassho) che indicano l’assenza di dualismo e conflitto, ovvero quella in cui Cielo e Terra, o Sole e Luna, sono uniti, o, meglio, non due, ciò richiamando l’importante principio di saya no uchi nel suo primo significato: vincere senza estrarre la spada (mentre il secondo è vincere prima di estrarre la spada).

14 – Si tratta di un simbolismo elevato, affascinante e difficile che però rende lo Iai davvero meraviglioso, e che, sempre a nostro parere, deve  ispirare l’autodisciplina (shugyō) per la trasformazione dello spadaccino (kenshi) in  un essere umano completamente auto realizzato, una persona forte, gentile e completa, dallo stato di coscienza più elevato (tatsujin), nell’estinzione di shoji no mayoi, l’errore-illusione di vita e morte, secondo lo spirito del Bushidō. Al riguardo ricordiamo quanto apprendiamo dal libro di Nukariya Kaiten, La religione dei samurai: «Masa-shige (Kusu-nogi) […] subito prima dell’ultima battaglia convocò Chu Tsun (So-shun) per ricevere l’insegnamento finale: “Cosa devo fare quando la morte prenderà il posto della vita?”, chiese Masa-shige. Il maestro replicò: “Sii coraggioso, taglia subito entrambi i legami, e la spada sguainata splenderà contro i cieli”.

15 – Tutto quanto sopra, è da sottolineare, senza mai prescindere dal retto modo di fare o cerimoniale (Sahō) e dai cinque precetti del Reihō: rispetto per il Divino (shinzen ni rei), rispetto reciproco (otagai ni rei), rispetto per il dōjō (dōjō ni rei), rispetto per la spada (to rei) e rispetto per la natura (shizen ni rei).

Finito di comporre a Roma al sorgere del Sole

nel ricordo indelebile di Koya Shirasu Sensei

Tai-A no Kai    

Minazuki 2020