Sahō kore shūshi

Sahō kore shūshi, ossia semplice osservanza rituale, ma anche semplicità rituale di ogni osservanza.

Sedendo fermi, ritualmente, oltre ogni concettualizzazione.

Ogni rito ci pertiene nella misura in cui noi gli apparteniamo. E, secondo i suoi linguaggi, comporta una resa totale di cui, soli, siamo incapaci quando ci identifichiamo con le nostre presunzioni e le nostre incapacità.

Ogni rito privilegia l’azione nei confronti del conoscere, ri-membra la coscienza, le dà corpo.

Anche la corretta relazione maestro-discepolo s’inscrive nella ritualità e l’osservanza dei precetti risulta imprescindibile da tale relazione.

Inseparabilità tra il viandante-frammento che io sono e la mèta-totalità.

«Il rito si situa tra il frammento e la totalità. È al di là del frammento, e tuttavia non giunge mai alla totalità, poiché il rito compone le due realtà […] In ogni rituale vi è sempre come un viaggio ad limina, alla frontiera».

J. Y. Hamelin, De rebus liturgicis ou Célébrer à trois dimensions.

Adattamento di un estratto da F. Taiten Guareschi, Fatti di terra.

Molto importante anche a fini del sahō di Iai. E del kata in quanto rito.