Akitsushima – Kachimushi

秋津​島 – 勝虫

Akitsu 秋​津 è un termine giapponese arcaico che significa libellula (attualmente chiamata tonbo). Nell’etica dei samurai la libellula evoca la vittoria, perché questo insetto raramente manca la sua preda. Agile e veloce, non indietreggia mai. Per questo motivo la libellula è conosciuta, in Giappone, anche come kachimushi 勝虫, insetto della vittoria, e si ritrova in molte decorazioni di armi e di armature dei samurai.

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Elmo libellula XVII sec.

  Kachimushi tsuba

Ammirata per la sua grazia, per l’eleganza, per le sue grandi ali colorate e per la delicatezza la libellula è il simbolo del Giappone. Nel Nihon Shoki (La Cronaca del Giappone, scritto nel 720) si racconta che il primo imperatore, Jimmu Tenno, si arrampicò su una montagna nella regione di Yamato e, una volta raggiunta la cima, osservò la terra di cui era imperatore e disse: “La forma della mia nazione è simile a due libellule in amore”. Il primo nome ufficiale del Giappone fu appunto Akitsu Shima ossia “l’isola delle libellule”. Sin dai tempi antichi, la libellula è vista dai giapponesi come una creatura di grande bellezza e un simbolo di forza interiore.

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Uno degli antichi nomi del Giappone è Akitsushima (秋津​島), vale a dire “isola delle libellule”, e viene scritto con un carattere che rappresenta una libellula, il quale insetto, ora chiamato tombo, era anticamente denominato Akitsu. Forse il nome Akitsushima, “isola delle libellule”, è stato suggerito, foneticamente, da un nome ancora più antico del Giappone, pronunciato anch’esso Akitsushima, ma scritto in caratteri diversi, che significava “la terra dei ricchi raccolti”. Comunque stiano le cose, esiste una tradizione secondo cui l’imperatore Jimmu, qualcosa come duemilaseicento anni fa, nell’ascendere una montagna per contemplare dall’alto la provincia di Yamato, fece osservare ai suoi accompagnatori come la configurazione del territorio somigliasse a una libellula che si lecchi la coda. Per via di quell’augusta osservazione, la provincia di Yamato venne in seguito designata come la terra della libellula; e in seguito il nome venne esteso a tutta l’isola. E la libellula rimane un simbolo dell’Impero ancora oggi.

[…]

La libellula è normalmente considerata una creatura autunnale: e infatti uno dei suoi tanti nomi, Aki-mushi, significa “insetto d’autunno”. E l’appellativo è davvero appropriato, giacché è solo alla fine dell’autunno che le libellule compaiono in moltitudini tali da farsi notare. Tuttavia per il poeta la vera libellula d’autunno è quella rossa:

Che si dia inizio
all’autunno,
viene decretato dalla libellula.

Oh la libellula!
Si è tinta il corpo
con i colori autunnali!

È colorata con le tinte
delle giornate d’autunno –
la libellula rossa!

«La primavera – dice un poeta giapponese – è la stagione degli occhi; l’autunno la stagione dell’udito» – e vuol dire che in primavera la fioritura degli alberi e la magia della nebbiolina del mattino dilettano la vista, mentre in autunno l’orecchio è incantato dalla musica di innumerevoli insetti. E continua dicendo che il piacere dell’autunno è accompagnato dalla malinconia. Voci lamentose evocano il ricordo degli anni trascorsi e dei visi scomparsi, e dunque, per il pensiero buddhista, richiamano alla dottrina dell’impermanenza. La primavera è la stagione delle promesse e della speranza; l’autunno il tempo del ricordo e del rimpianto. E l’arrivo di uno speciale insetto autunnale, la tacita libellula – silenziosa nella stagione delle voci – rende ancor più strani i modi di quel cambiamento. Dovunque si vede un gioco muto di lampi fatati – esplosioni di colore che si incrociano di continuo, come una tessitura di incanti interminabili sulla superficie della terra. Così la descrive un antico poeta:

Come il filo scarlatto
della tela di ragno,
il lampo delle libellule.

Lafcadio Hearn, Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano.