Dôchû no kufû

動中の工夫

La meditazione nell’azione

Qui sotto, il kanji chu (naka) in un inchiostro su carta di Hakuin Ekaku, XVIII secolo. La calligrafia ai lati recita :

 

«La meditazione nell’azione

 è cento milioni di volte meglio

della contemplazione nell’immobilità».

Fonte:  Giappone – Scoprire le civiltà – La biblioteca di Repubblica – L’Espresso (2008).

 

«Per penetrare sino alla radice originaria della propria vera natura e per ottenere una forza di carattere (kiryoku) buona per tutte le occasioni, non c’è niente che superi la meditazione nell’azione (dôchû no kufû) […] il monaco che pratica veramente lo zen deve stare seduto laddove più alte sono le voci e più intensi i colori […] Fin da giovane mi sono convinto che le circostanze favorevoli ad una corretta meditazione (shônen no kufû) non si trovano da nessun’altra parte come nella classe dei bushi.

Il bushi, ogni giorno, dall’alba al tramonto, non può avere un corpo debole. Sia nell’attendere ai suoi doveri che nelle relazioni con gli altri è una persona sempre solenne e severa. Perciò i suoi capelli sono acconciati esattamente, porta il kamishimo, e poi ancora lo hakama e lo haori, le due spade, la lunga e la corta, sono fissate al suo fianco. Nel suo portamento elevato si può vedere con esattezza il traboccare di una corretta meditazione. Montando su un cavallo assai bello e vigoroso egli va incontro a migliaia di nemici come se stesse attraversando un luogo deserto: l’espressione del suo volto, che getterà lo scompiglio fra le schiere nemiche, è quella della pratica costante, serena, meravigliosa dello zazen. Se medita in questo modo, il bushi otterrà in un mese i risultati che un monaco ottiene in un anno; in tre giorni si assicurerà i benefici che un monaco si assicura in cento».

Hakuin Ekaku, Orategama (La teiera lavorata a sbalzo).

 

Commento

Gli ideogrammi per scrivere “dōchū no kufū” sono 動中の工夫. Una traduzione letterale potrebbe essere “sviluppo spirituale per mezzo delle azioni”. Nello zen, il termine kufū indica un avanzamento spirituale ottenuto attraverso una determinata pratica. Esso è composto dagli ideogrammi di “lavoro manuale” (ku ) e di “uomo” (fū ). Dōchū, invece, formato dai caratteri di “movimento” (dō ) e “dentro, all’interno” (chū ) indica quelle attività manuali che sono proprie dei monaci: pulizie del tempio, lavoro nei campi, etc. Il concetto “muoversi, lavorare” viene così espresso per ben due volte: la pratica zen della setta Rinzai avviene sia sotto il piano spirituale che fisico.

 

“Shōnen no kufū” viene invece scritto con questi caratteri 正念の工夫. Shōnen è un termine buddista che indica “una delle otto corrette vie, uno spirito corretto che mai deve dimenticare di ricercare la verità, la vera essenza di tutte le cose”. Esso è formato dagli ideogrammi di “corretto, giusto” (shō ) e di “senso, idea, pensiero” (nen ). Potremmo quindi interpretare Shōnen come “corretta idea”. Di conseguenza, l’espressione Shōnen no Kufū è traducibile come “sviluppo spirituale attraverso il corretto pensiero”.

 

Ovviamente, per ragioni pratiche e di scorrevolezza, nel testo le traduzioni “meditazione nell’azione” per dōchū no kufū  e “corretta meditazione” per shōnen no kufū sono anch’esse corrette.

 

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