La conoscenza mentale e l’assoluto

La conoscenza mentale presuppone una mente-soggetto che conosce ed un oggetto che è conosciuto. Ma l’Assoluto, proprio in quanto “absolutus”, Perfezione Attiva rispetto a tutte le modalità dell’essere, non può essere fatto oggetto di conoscenza in quanto esso stesso Conoscenza Originaria che si svela con un libero atto d’Amore.

 

Ecco, quindi, che il rapporto conoscitivo si inverte: la mente, giunta alla verifica dell’impossibilità di veramente conoscere basandosi sui dati offerti dai sensi, dinnanzi all’insormontabile barriera dell’Inconoscibile, si svuota di ogni ulteriore velleità di raziocinio, si arrende dinnanzi all’Infinito. E, in questa sua resa, in questo suo prendere atto della sua finitezza e limitazione, compie il più sublime atto di conoscenza poiché è allora che confluisce nell’Eterno. È allora, e solo allora, che l’Assoluto incomincia a compenetrarla, ad assorbirla rivelandosi. La mente, giunta alla perfezione della passività, converge nella Realtà e si unisce alla Perfezione che tutto comprende.

 

“Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc. I, 38)».

 

Excalibur, rivista di storia delle religioni ed etnosociologia, Anno I  Gen-Mar 1977.

 

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