Yamato Damashii

Noi della Tai-A no Kai riteniamo che il pur breve e commovente brano qui proposto riveli stupendamente l’universo meraviglioso cui appartiene la Spada giapponese. Si tratta di un brano citato da un libro più che centenario, poiché stampato nel 1916, ma di una straordinaria attualità in riferimento alle penose condizioni di decadenza morale a e spirituale in cui versano l’Italia e l’Occidente intero. Decadenza il cui influsso sotto forma di democratismo, carrierismo e agonismo sportivo, per non dire dell’illusione di “rivivere lo spirito dei samurai”, si fa sentire anche nell’ambito dell’Arte della Spada giapponese, che invece dovrebbe costituire un baluardo al dilagare della corruzione dissolutrice delle anime individuali e quindi dell’anima sociale.

«Percepisco veramente l’esistenza di un’anima sola in tutti, un’anima comune, la leggendaria anima del paese, del vecchio Nippon, eterna e forte anima passata da Amaterasu – il Dio del sole – alla dinastia che da Amaterasu discende, dalla dinastia passata al popolo suo figlio; anima unica dalle infinite reincarnazioni, che ritorna dai morti ai vivi, che muove gli eroi d’oggi come muoveva gli eroi del passato, sempre quella e sempre nuova, che feconda il pensiero dei saggi, che porta il consiglio alla mente dei reggitori, che mette un soffio di vita nelle piante, nei fiori, nelle pietre, che palpita in ogni cosa, che rende questo paese così diverso dagli altri, così vivo, espressivo, affascinante. Ah! Perché non abbiamo noi pure un’anima comune, il nostro Bushidō, l’Anima della  Vecchia Italia, che accenda in tutti i nostri cuori lo stesso amore, che soffi nelle nostre coscienze una volontà unica, che ci unisca, che ci illumini, che ci faccia vedere la nostra via nel mondo! In compenso dell’elettricità e del vapore, non potrebbe darci il Giappone il segreto della sua meravigliosa forza morale?».

Luigi Barzini in Bartolomeo Balbi, La psiche e la virtù bellica del popolo giapponese – Yamato Damashii.

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