Hara

L’ideogramma che si legge hara (ma anche fuku con una pronuncia più simile a quella cinese) ha il significato di ventre (addome, pancia). È composto di più segni: a sinistra ritroviamo (come per koshi) la luna 月 tsuki, che significa carne, o anche un corpo fatto di carne (per indicare che si tratta di un concetto che è poi ‘concretizzato’ in un corpo umano).

A destra troviamo

composto di due segni: quello superiore indica un sole che sorge, quello inferiore una mano che si apre. Questi due segni (nel loro essere insieme) stanno ad indicare il rinnovarsi della vita. Quindi hara è il ventre inteso come quella zona del corpo dove l’energia della vita si rigenera e si rinnova. È da intendere proprio come  quella parte del nostro corpo (la zona addominale) che è sede di tutti quei processi indispensabili al mantenimento della nostra esistenza. Il sole che sorge sta ad indicare il ripetersi ed il rinnovarsi ogni giorno del ciclo vitale, mentre la mano che si apre può forse avere il significato dell’accogliere questo continuo rigenerarsi.

L’hara corrisponde alla condizione in cui l’uomo ha ritrovato il proprio centro e lo attesta nel suo vivere. Invece di “condizione” (o di “stato”) si può anche parlare di “costituzione”, ad indicare qualcosa che determina tutta la persona superando l’opposizione di corpo e anima. L’uomo essendo una unità di corpo e anima e il corpo essendo la forma in cui l’anima si manifesta e l’anima essendo il senso del corpo, la struttura interiore si rende visibile anche nella figura esteriore. Non vi è struttura spirituale né tensione e psichica che non si rifletta nella corporeità. Così il centro di gravità interno corrisponde a un centro di gravità del corpo, e il trovare e realizzare il primo implica il trovare anche il secondo, che, secondo l’insegnamento giapponese, è situato nell’hara».

Karlfried von Durckheim, HARA – Il centro vitale dell’uomo secondo lo zen.

L’Hara oltre ad essere considerata “la sorgente della vita” rappresenta anche il subcosciente e le sue profondità, con le sue ricchezze, ma anche con i suoi pericoli ed insidie. Perciò lavorare con il centro Hara richiede una disposizione d’animo pura, e la forza per poter sondare le zone più oscure della nostra anima, rimanendo però sempre ancorati nella luce. Ad esempio, per rafforzare quest’intenzione, in una versione della tecnica Reiki Hatsurei-ho in cui si va appunto a lavorare con l’hara, prima di iniziare ad eseguirla, viene chiesto di recitare questo Gyosei (un poema dell’imperatore Meiji):

                                 «Tu hai un’anima giusta e pura
                                 Se non hai nulla di cui vergognarti
                                 Di fronte a Dio
                                 Che tu non puoi vedere».

Reikibalance.it/2017/12/16 approfondimento –hara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *