I-AI è tagliare in uno la dualità

«OCCORRE ACCORGERSI DI TUTTO». Così il Maestro.

Si deve imparare ad essere ognora attenti e consapevoli.

Essere accorti: svegli, avveduti, pronti, solerti.

Non è facile: spesso, per non dire sempre, si è distratti e quindi inconsapevoli. Dis-tratti: tratti-via dalla situazione presente che è l’unica reale e quale che sia.

Inoltre, si può essere attenti ma non consapevoli, ma non si può essere consapevoli senza essere attenti.

Se si guarda attentamente un albero, non è detto che si sia consapevoli – ci si accorga, si sappia – che  lo si sta guardando; come se si ascolta un cinguettio di uccelli non è detto che si sia consapevoli – ci si accorga, si sappia – che lo si sta ascoltando. L’albero e il cinguettio possono essere (come in genere avviene) oggetto dell’attenzione ma non della consapevolezza.

La consapevolezza implica la PRESENZA. Non si può essere consapevoli se non si è PRESENTI. Anzi PRESENZA e CONSAPEVOLEZZA sono sinonimi.

La parola “consapevole” è composta dalla particella CON e SAPEVOLE, derivato dal latino SÀPERE: aver o sentire SAPORE. Quindi essere consapevoli significa “assaporare le cose”, percependone ognuna per quella che è così com’è, senza contaminare la percezione, e quindi il percepito, con il giudizio soggettivo autoreferenziale.

Dunque il SAPI-ente è colui che sente il SAPO-re delle cose, è colui per il quale le cose sono SAPI-de, cioè SAPO-rite.

Ma, affinché ciò si realizzi, dall’ordinaria percezione occorre passare alla

APPERCEZIONE

che significa consapevolezza percettiva, percezione del percepire, esser presenti al percepire, percezione consapevole.

L’appercezione è la percezione che si accorge di percepire, la percezione che SA di percepire, la percezione con-SAPE-vole.

L’appercezione è la percezione SAPI-ente.

Si può sapere che si sta percependo l’albero soltanto se si è PRESENTI, cioè con-SAPE-voli. Quindi si appercepisce l’albero perché si SA che lo si sta PERCEPENDO: gerundio presente.

Si appercepisce percependo; si vede vedendo; si ascolta ascoltando; si tocca toccando, si odora odorando, si gusta gustando, si pensa pensando: gerundio presente. È nel gerundio presente che si è vivi: pensando, parlando, facendo. Non c’è altra occasione, non c’è altro momento opportuno (kairos) che nel gerundio presente.

NAKA IMA : AL CENTRO, ADESSO.

Il MENTRE è il “tempo” dell’appercezione: si può vedere soltanto MENTRE si vede. È nel MENTRE che si appercepisce.

L’appercezione è la percezione PRESENTE, CONSAPEVOLE.

L’appercezione è la percezione presente a se stessa e al percepito.

Nell’appercezione soggetto percipiente e oggetto percepito sono non-due, funi  不二, cioè distinti ma non separati (monismo dualistico).

APPERCEPIRE

significa

«TAGLIARE IN UNO LA DUALITÀ»

(Fausto Taiten Guareschi, Fatti di terra).

Un termine che rende bene l’appercezione è SETSUZOKU 接続: connessione, giunzione, unione.

Setsuzokusuru 接続する: connettere, congiungere, unire.

Il sedersi immobili e in silenzio è un ottimo (forse il non plus ultra) rito-chiave per aprire, o, meglio, far aprire la porta attraverso la quale si può entrare nello stato appercettivo. Sedendo … si entra. Diciamo entrare non per modo di dire, poiché si tratta, alla lettera, di uscire dallo stato di coscienza ordinaria preda della distrazione, e quindi impegnata, nel migliore dei casi, in una percezione inconsapevole.

L’apertura della porta richiede un RACCOGLIMENTO, un LASCIARE LA PRESA, ovvero il lasciar passare i pensieri e i desideri che continuamente ingombrano e oscurano la coscienza sottoforma di passato e futuro. Operazione che ha da espletarsi SENZA SFORZO, cioè non con un voler combattere contro il pensiero e il desiderio, contro il passato e il futuro, bensì, al contrario con un arrendersi, appunto con un lasciare la presa, un prendere atto di tutto ciò che fluisce nella coscienza e lasciarlo andare, rinunciando a misurarsi con esso, ciò che può attuarsi appunto, con il raccogliersi, il ritirarsi, ossia, come dice il Maestro, «ASPIRANDOSI COME CON UNA CANNUCCIA».

Il taglio in uno della dualità è ben simboleggiato da hokkai join (mudra cosmico) che è componente essenziale del sedersi immobili e in silenzio.