I-AI è tagliare in uno la dualità
16 Marzo 2021
«OCCORRE ACCORGERSI DI TUTTO». Così il Maestro.
Si deve imparare ad essere ognora attenti e consapevoli.
Essere accorti: svegli, avveduti, pronti, solerti.
Non è facile: spesso, per non dire sempre, si è distratti e quindi inconsapevoli. Dis-tratti: tratti-via dalla situazione presente che è l’unica reale e quale che sia.
Inoltre, si può essere attenti ma non consapevoli, ma non si può essere consapevoli senza essere attenti.
Se si guarda attentamente un albero, non è detto che si sia consapevoli – ci si accorga, si sappia – che lo si sta guardando; come se si ascolta un cinguettio di uccelli non è detto che si sia consapevoli – ci si accorga, si sappia – che lo si sta ascoltando. L’albero e il cinguettio possono essere (come in genere avviene) oggetto dell’attenzione ma non della consapevolezza.
La consapevolezza implica la PRESENZA. Non si può essere consapevoli se non si è PRESENTI. Anzi PRESENZA e CONSAPEVOLEZZA sono sinonimi.
La parola “consapevole” è composta dalla particella CON e SAPEVOLE, derivato dal latino SÀPERE: aver o sentire SAPORE. Quindi essere consapevoli significa “assaporare le cose”, percependone ognuna per quella che è così com’è, senza contaminare la percezione, e quindi il percepito, con il giudizio soggettivo autoreferenziale.
Dunque il SAPI-ente è colui che sente il SAPO-re delle cose, è colui per il quale le cose sono SAPI-de, cioè SAPO-rite.
Ma, affinché ciò si realizzi, dall’ordinaria percezione occorre passare alla
APPERCEZIONE
che significa consapevolezza percettiva, percezione del percepire, esser presenti al percepire, percezione consapevole.
L’appercezione è la percezione che si accorge di percepire, la percezione che SA di percepire, la percezione con-SAPE-vole.
L’appercezione è la percezione SAPI-ente.
Si può sapere che si sta percependo l’albero soltanto se si è PRESENTI, cioè con-SAPE-voli. Quindi si appercepisce l’albero perché si SA che lo si sta PERCEPENDO: gerundio presente.
Si appercepisce percependo; si vede vedendo; si ascolta ascoltando; si tocca toccando, si odora odorando, si gusta gustando, si pensa pensando: gerundio presente. È nel gerundio presente che si è vivi: pensando, parlando, facendo. Non c’è altra occasione, non c’è altro momento opportuno (kairos) che nel gerundio presente.
NAKA IMA 中今: AL CENTRO, ADESSO.
Il MENTRE è il “tempo” dell’appercezione: si può vedere soltanto MENTRE si vede. È nel MENTRE che si appercepisce.
L’appercezione è la percezione PRESENTE, CONSAPEVOLE.
L’appercezione è la percezione presente a se stessa e al percepito.
Nell’appercezione soggetto percipiente e oggetto percepito sono non-due, funi 不二, cioè distinti ma non separati (monismo dualistico).
APPERCEPIRE
significa
«TAGLIARE IN UNO LA DUALITÀ»
(Fausto Taiten Guareschi, Fatti di terra).
Un termine che rende bene l’appercezione è SETSUZOKU 接続: connessione, giunzione, unione.
Setsuzokusuru 接続する: connettere, congiungere, unire.
Il sedersi immobili e in silenzio è un ottimo (forse il non plus ultra) rito-chiave per aprire, o, meglio, far aprire la porta attraverso la quale si può entrare nello stato appercettivo. Sedendo … si entra. Diciamo entrare non per modo di dire, poiché si tratta, alla lettera, di uscire dallo stato di coscienza ordinaria preda della distrazione, e quindi impegnata, nel migliore dei casi, in una percezione inconsapevole.
L’apertura della porta richiede un RACCOGLIMENTO, un LASCIARE LA PRESA, ovvero il lasciar passare i pensieri e i desideri che continuamente ingombrano e oscurano la coscienza sottoforma di passato e futuro. Operazione che ha da espletarsi SENZA SFORZO, cioè non con un voler combattere contro il pensiero e il desiderio, contro il passato e il futuro, bensì, al contrario con un arrendersi, appunto con un lasciare la presa, un prendere atto di tutto ciò che fluisce nella coscienza e lasciarlo andare, rinunciando a misurarsi con esso, ciò che può attuarsi appunto, con il raccogliersi, il ritirarsi, ossia, come dice il Maestro, «ASPIRANDOSI COME CON UNA CANNUCCIA».
Il taglio in uno della dualità è ben simboleggiato da hokkai join (mudra cosmico) che è componente essenziale del sedersi immobili e in silenzio.





