“In prestito” dal Kyudō

Tsumeai e nobiai sono due termini che riguardano il praticante di Kyudō, ma risultano basilari anche riguardo al praticante di Seiza-Mokuso e Iaidō, il quale, mentre legge, le visualizzerà in riferimento alla propria Pratica.

Tsumeai詰合い: espansione fisica del corpo nel kai会: incontro.

Kai

Kai significa “incontro”, “unione”: tutti i precedenti stadi del tiro, si “incontrano”, sono uniti nel kai. Anche nello Iai ogni momento del kata richiede l’integrazione dei momenti precedenti, lo stesso valendo per il Seiza-Mokuso.

tsume  詰,  riempire, completare.

ai dal verbo au合, unificare concentrando.

Si tratta dell’allungamento secondo la linea verticale, tatesen縦線, delle vertebre cervicali e della spina dorsale, assieme alla linea orizzontale, yokosen横線, formata dal petto, spalle e braccia. Qui, un altro termine è importante: tsuriai釣り合い: armonia totale fra le braccia quando la corda viene tesa completamente per mezzo dell’espansione del torace avendo assunto la corretta e stabile postura di base: dozukuri胴造り.

do 胴, tronco.

zukuri 造 costruire, strutturare.

Dozokuri

In dozokuri è importantissimo sanjū jūmonji 三重十文字: le tre croci (indicate nella figura) della colonna vertebrale e delle spalle, della colonna vertebrale e della vita, della colonna vertebrale e della linea dei piedi a terra. Si allineano queste tre croci lungo il centro e si espandono ten-chi-sa-yu天地左右: cielo-terra-sinistra-destra, equamente a sinistra e a destra, e in alto e in basso. Senza quella linea verticale tesa, le altre croci si sbriciolano. La testa è estesa verso il cielo, le spalle e le anche sono rilassate e rivolte verso il bersaglio. Si inizia ad eseguire una leggera rotazione dell’anca verso il basso, chiamata hakama goshi no kane (letteralmente “regola dell’anca e dell’hakama”) per la quale l’ombelico va verso il pavimento, l’ano verso il cielo, ciò permettendo di radicarsi sul pavimento.

Importante: tsumeai continua finché la fiacchezza del corpo viene diminuita e vengono rimosse le rimanenti zone di debolezza

 e perciò avendo realizzato  taizukuri体作, la costruzione del corpo, e  chudō中胴, la postura del corpo equilibrata.

A questo punto si aggiunge

nobiai 伸合い espansione mentale nel kai.

nobi伸 ,  allungare, espandere.

ai dal verbo au合 , unificare concentrando.

Ossia lo spirito deve crescere  in intensità finché non raggiunge yagoro 矢頃¹: l’istante giusto nel quale deve avvenire hanare離れ²: il rilascio della freccia. Questo lavoro finale, il più importante, dello spirito è chiamato appunto nobiai.

¹ ya矢, freccia.

   koro 頃, proprio ora, questo momento, quando è il momento.

² hanare (hanareru) 離れ, separare (seguente all’unire del kai).

Una risultante importante di tsumeai/nobiai è jiman 自満: uno stato di pienezza al momento dell’hanare.

ji 自, se stessi.

ban 満, pienezza.

Tsumeai, nobiai, dozokuri, kai, yagoro, hanare e jiman preludono, almeno virtualmente, a zaiteki在的: diventare il bersaglio, la fase più elevata del Kyudō, nella quale il bersaglio non è più né traguardo né antagonista, e viene visto come un puro riflesso del Sé, poiché sono rimosse tutte le barriere emozionali ed intellettuali, e si diventa un’unica cosa con il  bersaglio e l’universo tutto.

la pronuncia on teki (pronuncia kun mato) è la medesima sia per il bersaglio nel kyudō che per l’avversario invisibile: kasō仮想nello iaidō, ma i kanji sono diversi: 的per il bersaglio, 敵 per l’avversario. In ogni caso anche lo iaidō prevede l’unificazione con il teki nel superamento dei condizionamenti emozionali ed intellettuali espresso dai termini sutemi捨身 e aiuchi

sute捨, dal verbo suteru, abbandonare, rinunciare.

mi身,  corpo, persona.

Sutemi: a rischio (senza calcolo) della propria vita.

ai, dal verbo awaseru – unire, combinare, mettere insieme.

uchi打, colpire.

Aiuchi: colpo efficace simultaneo-reciproco (con sutemi).

Tutto quanto sopra non può prescindere da

kotsu shisei姿勢, la postura viva dello scheletro, delle ossa,

e

sebone 背骨, colonna vertebrale.

Sia nell’immobilità che nel movimento è necessaria la postura viva ed efficace: shisei姿勢.

shi姿, modo, aspetto.

sei , energia, forza.

E ciò si ottiene grazie all’attivazione dello scheletro che ovviamente comprende la colonna vertebrale, e con esclusione pressoché totale della carne che così può seguire senza sforzo lo scheletro.

Si considera nel brano che segue l’importanza della consapevolezza delle ossa nel Gyō行: la pratica, l’azione, il kanji indicando il passo destro e il sinistro, il procedere, il camminare, passo dopo passo. Il brano è tratto da un articolo di Noguchi Hiroyuki  pubblicato nel 2004, tradotto dall’inglese dalla Scuola Itsuo Tsuda.

«Il Seiza è un Kata per ricevere: un Kata che realizza le condizioni necessarie per entrare in uno stato di autentica ricettività.

Il Seiza è un tentativo di negare qualsiasi consapevolezza della carne, la carne riflettendo l’eccesso nell’intenzione umana. Cercando di cancellare le attività volontarie della mente gli antichi hanno scoperto questo metodo di portare armonia al corpo interno richiamando la consapevolezza delle ossa e ricercando un senso di equilibrio tra le ginocchia piegate, la spina dorsale, il bacino, le anche, le caviglie ed altre articolazioni. Praticando il Kata, i vecchi giapponesi enfatizzavano l’importanza della consapevolezza delle ossa rispetto alla consapevolezza della carne. Facendo così riuscirono a negare la mente e a lasciare il corpo – il corpo che apparteneva alla Natura e non al sé – emergere “così com’è” […]

Incontrare il corpo “così com’è” significa che tutte le sensazioni della carne scompaiono. Ciò che invece emerge è un corpo di una qualità simile a quella dell’aria, del vapore acqueo. La natura di questo nuovo corpo emergente è di totale passività; può fluttuare, sentendosi propriamente “vivo”, solo avendo invitato ed accolto dentro di sé qualcosa che non appartiene al sé. La pratica del Gyō ricerca l’ingresso in questo sublime stato di passività […] per lo Shintō e lo Zen ciò che si decideva di “invitare” era la Sorgente di Tutte le Cose […]»

La colonna vertebrale detiene informazioni prenatali energetiche ed emozionali ma anche lo stress quotidiano. Tutto questo causa squilibrio ed asimmetrie corporee. Con l’allineamento della colonna vertebrale il cambiamento si manifesta velocemente, senza dolore e senza contatto. Il risultato è visibile, misurabile e concreto. Il bacino si riallinea, le scapole tornano simmetriche e la posizione osso scheletrica si riposiziona. L’energia torna a fluire liberamente donando al corpo ed allo spirito equilibrio e benessere.

aikidocarpi.org

°°°°°

La colonna vertebrale in sanscrito è Vajra, la grande spada di Indra, il signore dei cieli e dunque considerata un simbolico anello di congiunzione tra terra e cielo. È un grande canale energetico […] È importante mantenerla flessibile, rafforzarla e prevenire gli atteggiamenti posturali scorretti, per mantenere un corpo stabile, sano ed energicamente armonico.

yogalabtorino.blogspot

°°°°°

Nella lingua ebraica le parole “osso” e “albero” hanno “es” come radice in comune e, sempre in ebraico, la parola “osso” significa anche “essenza”. Ecco perché l’attivazione dello scheletro è “essenziale” alla nostra Pratica. Non dobbiamo muoverci e star fermi con la carne, bensì con lo scheletro. Non con la sostanza della carne bensì con l’essenza dello scheletro. Con la CONSAPEVOLEZZA DELLE OSSA. E tutto il nostro muoverci o star fermi deve ruotare intorno alla colonna vertebrale.

TnK

°°°°°

La Vav rappresenta la figura dell’uomo eretto ed è perciò simbolo della colonna vertebrale, lungo la quale la luce divina scende per apportare  energia ad ogni organo. Gli organi sono vitalizzati dalla luce divina, che è energia e comunicazione di energia. Pertanto la colonna vertebrale è simbolo dell’uomo che è collegamento tra il cielo al terra.

Beppe Spina, E la luce sia! La kabbalah si racconta

°°°°°

Alcuni dicono corrisponda a una “scala”, ovvero ogni vertebra (o metamero) sarebbe un gradino di esperienza e in certa misura forse di consapevolezza: la colonna è composta da 33 vertebre e in ebraico il numero 33 sarebbe lamed (= 30) + ghimel (= 3), entrambe con una forte nozione di movimento (l’ideogramma di lamed corrisponde a un pungolo, l’altro a un cammello). Le parole che contengono questa combinazione di lettere (con lamed, gimel) hanno spesso un significato legato al concetto di “liberazione”.

Ad esempio: dopo i 33 anni Cristo è libero e con Sé libera l’Uomo. Alla fine della scala e delle esperienze di vita rappresentate dalla colonna, ovvero compiuti i 33 scalini attraverso un movimento attivo, si prospetta una liberazione. Analogamente, il Cristo che muore a 33 anni è come se avesse fatto tutte le esperienze possibili del mondo. La colonna, contenendo il midollo, è come se racchiudesse “tutte le esperienze possibili.

visione alchemica.com

°°°°°

Nel linguaggio simbolico, fin dall’antichità, la colonna vertebrale è raffigurata come un albero, in cui scorre la linfa vitale, che mette in comunicazione la terra con il cielo […]. La colonna è custode dell’essenza del midollo spinale, dove si formano i globuli rossi del sangue, la nostra carta d’identità, la nostra linfa vitale […] non a caso, proprio questa particolare zona del corpo  contiene memoria di tutto quello che è accaduto nella nostra esistenza. Anche gli eventi che abbiamo rimosso o che crediamo di aver superato, rimangono in qualche modo registrati e questo influenza non solo la postura, bensì anche il nostro stato di salute generale.

Infatti Ippocrate diceva: «… guarda bene la colonna per la causa della malattia …». 

equilibriumyoga.net

°°°°°

Giacobbe sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo: “Ed ecco gli angeli di Dio salire e scendere su di essa” (Gen. 28.10). Questa scala che parte dalla pietra e va a finire in cielo-testa, non è altro che la colonna vertebrale dell’uomo .

mikeplato.myblog.it

°°°°°

Sin dall’antichità la colonna vertebrale venne associata alla simbologia dell’Albero in cui scorre la linfa vitale. Anche il corpo dell’uomo viene descritto nei testi sacri come un Albero, il quale, a livello ontologico, è rovesciato possiede perciò le radici in cielo e i rami in terra. Il tronco è la parte mediana che unisce il cielo alla terra, i pensieri all’azione. In questa parte mediana si trova la Colonna Vertebrale, canale in cui scorre l’energia vitale dell’essere umano.

Attraverso le successive esperienze del corpo fisco liberiamo questa energia vitale che scorre dentro il nostro Albero e il cui flusso è paragonabile a un fiume dorato e luminoso che sgorga dalle viscere della terra. Questo fiume, fonte di pienezza, vitalità e godimento per l’essere umano, è il midollo spinale che scorre all’interno della colonna vertebrale nella parte mediana del nostro albero corporeo. Le ultime diramazioni del midollo spinale si trovano a livello delle vertebre lombari per perdersi definitivamente nella regione sacrale coccigea.

 larosenoire.it

°°°°°

Nell’antico Egitto la parola Imack (benedetto) […] viene rappresentata dalla colonna dorsale con indicazione del midollo […] Possiamo aggiungere che Sa, che significa la Schiena, la Spina dorsale[…] è omonimo di Sa, che vuol dire Protezione. Il determinativo connesso a Imack compare anche in Pesedj, che assume il significato sia di spina dorsale sia di Illuminazione, attestato dal tempo dei Testi della Piramide. La radice Ima di Imack si fonde nuovamente con l’omonimo Albero assimilato al pilastro Ded ed esprimente la luminosità del sole. Vediamo, quindi, nell’antico pensiero egiziano un sistema strettamente analogo a quello dell’India […] la spina dorsale individuale e il pilastro del mondo vengono identificati; esiste un concetto di forze vitali che salgono e scendono lungo tale asse; il vertice del cranio è anche lo zenit del cielo; la nuova nascita della forza vitale è una cosa sola col sorgere del sole . […] Nel pensiero greco non troviamo nulla di così preciso come in quello sanscrito ed egiziano, ma con l’idea della crescita del pneuma onnipervasivo fa la comparsa la concezione di forze che discendono nel corpo e ascendono da esso. Porfirio cita un oracolo di Apollo:

«La corrente che si separa in alto dallo splendore di Febo

e racchiusa nel puro respiro sonoro dell’Aria

ricade incantata  da canti e parole ineffabili

sul Capo del ricevente senza colpa:

essa riempie il soffice tegumento delle tenere membrane, ascende attraverso lo Stomaco e sorge ancora

e produce un amabile canto dallo strumento mortale».

Jack Lindsay, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto greco-romano

°°°°°

In India, l’energia di Kundalini è chiamata il potere della Madre […] la spina dorsale è detta lancia e che ha la forma di una lancia, l’osso sacro appare come la punta triangolare della lancia.

Nella parte estrema della spina dorsale dell’essere umano risiede i “Luz”. In aramaico luz è il nome dell’osso di forma conica o triangolare (come la punta di una lancia) posto tra la terza vertebra lombare e il coccige composto di tre o quattro ossicini. Il “Luz” è il nome che i sapienti della Qabbalah, ma anche i profeti ebrei, hanno dato alla divina  scintilla intrappolata nell’osso sacro (parte considerata indistruttibile, inceneribile). Si tratta di quella potente energia di cui parlano tutte le tradizioni che, se attivata, può portare al risveglio spirituale.

 sapienza misterica.it

Nell’oscurità del lungo deserto, che è il nostro transito terrestre, la colonna vertebrale è la guida luminosa che sa vedere. Essa è lo strumento di colui che sa operare. Essa è il cammino di colui che può salire. In India, la spina dorsale è chiamata brahmadanda o “bastone di Brahama”. Lungo questo bastone ci compie la risalita lenta di Kundalini, il serpente di fuoco che assomiglia molto al serpente di bronzo che Mosè innalza nel deserto (Numeri 21, 8-9), che guarisce ogni piaga, dona la vita, e con il quale il Cristo s’identifica dicendo: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Giovanni 3, 14). Nei misteri cristiani il Figlio di Dio discende, il Figlio dell’uomo s’innalza.

nellanimoantico.blogspot.com

°°°°°

Ricordiamo anche come anche l’ideogramma cinese Wang, Re (in giapponese Ō) ricordi l’uomo in postura eretta, e quindi la colonna vertebrale quale tratto d’unione verticale fra Cielo e Terra.

°°°°°

E noi, intanto, quando sediamo in Seiza-Mokuso dobbiamo piantare la spada corporea (la colonna vertebrale) nella roccia del pavimento, così assumendo la postura verticale-centrale del Cavaliere Eremita (San Galgano), e del Re.

Ma senza dimenticare TSUMEI, NOBIAI e … KAI: il completamento di tutto ciò che può fare l’Uomo, per realizzare quello stato di attesa disinteressata (mushotoku 無所得) del corpomente (shinjin 信心), uno stato di rilassata tensione atta a ricevere …

La Freccia la scoccherà Qualcun Altro al momento giusto.

Ossia,

La Luce scaturirà dalla Sua Fonte al momento giusto.

Notevole: il Dr. Procesi, parlando del Kyudō, diceva che nel momento dell’hanare (scocco della freccia), ovviamente preceduto da tutta la preparazione precedente, può verificarsi «uno sprigionarsi di luce, come una stella».

TnK