Bushido e Seppuku

DUE APPROFONDIMENTI SULLA CULTURA GIAPPONESE

A Tokyo, durante  missione della Tai-a no Kai del novembre 2017, Saigo Teruhisa sensei, membro onorario e grande amico della nostra associazione, ci ha messo a conoscenza di alcuni interessanti aspetti della cultura marziale Giapponese.

Una prima testimonianza ci è stata data facendo seguito alla richiesta di chiarirci la differenza tra Budo e Bushido.

Teruhisa ci ha riportato che il Bushido è un valore proprio di tutte le classi sociali giapponesi, non solo della classe guerriera. Si può comprendere ciò con l’aneddoto di un carcere giapponese minacciato da un imponente incendio. I prigionieri erano a rischio per l’avvicinarsi delle fiamme e le guardie decisero di liberarli tutti, facendo però promettere loro di ritornare dopo che l’incendio fosse stato domato. Così fecero tutti i prigionieri. È importante sottolineare che alcuni di essi erano criminali condannati a morte e che, se non fossero tornati al carcere per sfuggire alla condanna, le guardie che li avevano liberati avrebbero subito la pena capitale al loro posto. Sia le guardie che i prigionieri agirono secondo la comune etica del Bushido.

In una seconda occasione ci si è ritrovati a parlare del Seppuku, con cui comunemente in occidente si intende il suicidio rituale del Bushi. Teruhisa ha chiarito che il Seppuku non è da intendersi come un suicidio, in quanto la cultura buddista giapponese crede nella reincarnazione, quindi chi fa seppuku non si toglie la vita, ma decide di passare alla successiva. Ciò durante il rito del seppuku viene richiamato simbolicamente dalla posizione assunta dal corpo:  dopo l’hara kiri (taglio del ventre) l’assistente (kaisahakunin) taglia con un colpo di spada il collo del morente per porre fine alla sua sofferenza, lasciando però un lembo di pelle della gola a mantenere il capo unito al corpo; in questo modo, nella posizione di seiza, il capo si piega sul ventre e il corpo assume la posizione fetale, la stessa dalla quale riprende la nuova vita. 

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